Itinerario nella provincia di Viterbo

Lucifero e i suoi antenati in terra di Tuscia

Le tappe dell’itinerario

Castel Sant’Elia: una visione dell’Apocalisse


Uno sguardo visionario sui tempi “ultimi” e sul ritorno glorioso di Cristo è proposto dalle pitture murali firmate da Nicola, Giovanni e Stefano, tre artisti dei primi del XII secolo, che si ammirano nella basilica romanica di Castel Sant’Elia, costruita sul fondo di un vallone all’ombra di una imponente rupe in un suggestivo paesaggio di cipressi, antiche pietre, acque di torrente e giardini tombali. L’abside e il transetto della basilica di Sant’Elia sono ricoperti dalle visioni della fine dei tempi di San Giovanni riportate nell’ultimo libro della Bibbia, l’Apocalisse. Al centro della calotta dell’abside è la teofania di Cristo che supera i sette cieli e appare trionfante all’umanità, incoronato Signore dell’universo direttamente dalla mano di Dio. Ai suoi piedi sgorgano i quattro fiumi del Paradiso. Ai suoi lati sono San Pietro e San Paolo e i santi Elia e Anastasio. Segue la grande scena dell’adorazione dell’Agnello, il cui sangue che sgorga dal petto è raccolto in una coppa: i ventiquattro vegliardi sfilano in processione portando sulle mani velate i calici nei quali offrono all’Agnello di Dio le preghiere dei fedeli; una seconda processione vede protagoniste le donne sante che portano sulle mani velate le corone del loro martirio alla Madonna. Una terza processione è quella dei dodici agnelli, simbolo degli apostoli di Gesù, che escono dalle mura delle città bibliche di Gerusalemme e di Betlemme. Il trono di Maria è presidiato da due imponenti arcangeli. Nel transetto destro sono descritti alcuni episodi dell’Apocalisse, con il trono di Dio e la corte celeste («Ed ecco: un trono era situato nel cielo, e sul trono uno seduto» Ap 4,2), i quattro venti («Vidi quattro angeli ritti ai quattro angoli della terra che trattenevano i quattro venti della terra affinché vento non soffiasse sulla terra, né sul mare né su alcun albero» Ap 7), l’apertura del libro dei sette sigilli («E vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto dentro e fuori, suggellato con sette sigilli» Ap 5), i quattro cavalieri dell’Apocalisse (Ap 6). Nel transetto di sinistra appare la scena del dragone che perseguita la donna, vestita di sole («E il dragone si pose davanti alla donna che stava per partorire, per divorare il suo nato» Ap 12,1-6). Una scena curiosa dipinta nell’abside è tratta dai Dialoghi di Gregorio Magno: l’abate Anastasio con otto dei suoi monaci si sentì chiamare una notte da una voce proveniente dall’alto della rupe. Era la voce della morte. E i pittori hanno affrescato in un semicerchio i monaci dormienti mentre le loro anime appaiono in alto accanto al monastero e alla presenza di un angelo.

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