La valle dell’Aterno - 1424: l’assedio dell’Aquila

Lungo delle rive dell’Aterno aquilano

Battaglia in campo aquilano

Il 2 giugno 1424 intorno alla città dell’Aquila è combattuta una sanguinosa battaglia. Dopo sette ore di aspra lotta Braccio da Montone, che da tredici mesi assedia L’Aquila, è sconfitto dalle forze mandate in soccorso della città da Papa Martino V, dalla Regina di Napoli Giovanna II d’Angiò Durazzo e dal Duca di Milano Filippo Maria Visconti, alle quali danno manforte gli aquilani in armi raccolti sotto le bandiere dei quartieri, al comando di Antonuccio Camponeschi.

Braccio muove contro L’Aquila non solo perché la città non intende ubbidirgli, ma anche perché gli aquilani, ostacolando i movimenti e i rifornimenti dei suoi luogotenenti impediscono di fatto al Governatore degli Abruzzi l’esercizio delle sue funzioni. Braccio, dunque, occupata la Posta, Santona, Borbona e Pizzoli, schiera le sue squadre nella cosiddetta “valle di Sant’Anza”, la pianura tra Sant’Antonio e San Sisto. Dopo un fallito attacco diretto alla Porta di Barete, Braccio comincia a incendiare le case di campagna, a distruggere i borghi circostanti e ad occupare sistematicamente il territorio nel tentativo di isolare L’Aquila. La battaglia finale si svolge tra l’Aterno e il monte Ocre, intorno ai borghi di Monticchio, Bazzano, Sant’Elia e Civita di Bagno. Le truppe al comando di Giacomo Caldora scendono dall’altopiano delle Rocche e si scontrano con gli assedianti. Dopo alterne vicende la battaglia si conclude con l’entrata sulla scena degli aquilani e con la morte di Braccio di Montone.

Andar per fiumi. È un’idea escursionistica che piace, attrae e si sviluppa parallelamente alla nascita dei parchi fluviali. Andar per fiumi risponde a due ragioni molto semplici. La prima: il fiume ci aiuta a capire la storia di una città e l’economia di una regione. La seconda: le acque del fiume sono lo specchio della salute di un territorio. Ecco allora due escursioni nei dintorni dell’Aquila, disegnate sulle rive di un fiume importante, l’Aterno. Ricordiamone in breve la geografia. Un ventaglio di ruscelli sgorga dall’anfiteatro delle Coste di Aringo, assume progressivamente consistenza di torrente e nella Conca di Montereale acquista la sua precisa individualità e diventa il fiume Aterno. Per i primi 50 chilometri il fiume scorre ripido e incassato tra i monti di Marana, tra Santa Maria in Pantanis e San Pelino. Quando la valle si allarga, il fiume si rilassa, diventa più pigro e bagna i campi ai piedi di Barete e Pizzoli. Superata la stretta di Amiternum, si apre la grande conca dell’antico lago pleistocenico aquilano. Ma proprio qui, la captazione delle acque degli affluenti e gli usi irrigui lo costringono a forti magre e a umilianti secche estive. Transita così ai margini della città dell’Aquila, quasi nascondendosi agli occhi degli abitanti e dei turisti. Affronta poi la piana del Tratturo Magno, percorrendone il bordo alla base dei monti, fino a Molina Aterno. Superate le selvagge Gole di San Venanzio, sbocca nella Conca Peligna e inverte il suo corso. Poco prima di Popoli riceve le acque del Sagittario e delle sorgenti di Capo Pescara, prendendo così il nome di Aterno-Pescara. Presso Bussi riceve il fiume Tirino, che scende dalla conca di Capestrano con percorso breve ma ricco di acque. Traversa poi le gole di Popoli, la Casauria, le aree urbane di Chieti e di Pescara e sfocia nel Mare Adriatico con un frequentato e navigabile porto-canale. I suoi 145 chilometri di percorso ne fanno il maggior fiume d’Abruzzo.

La prima passeggiata collega due centri dell’alto Aterno, Barete e San Giovanni di Cagnano Amiterno. Qui il fiume scorre ancora ricco di vita e sono ancora ben visibili i segni dell’economia tradizionale.

La seconda passeggiata intreccia intorno al fiume i segni dell’arte, le suggestioni storiche, le archeologie dell’antica Amiternum, l’architettura e gli affreschi di San Michele, le catacombe cristiane di San Vittorino.

Itinerario

Per approfondire

Il ruolo del Virgilio dantesco per il camminatore che dall’Aquila vuole risalire l’Aterno alla scoperta di monti poco conosciuti è assolto dalla “Carta dei sentieri montani della provincia dell’Aquila”, prodotta dalla Camera di commercio e dal Club alpino italiano. La quarta carta della collana, stampata nel 1996, è dedicata a “I gruppi M. Nuria, M. Calvo, M. Giano, Monti dell’Alto Aterno” ed è affiancata da un volumetto di “note illustrative” (geologia, orografia e idrografia, vegetazione flora e fauna, profilo socio-economico, cenni storici) scritte dai migliori specialisti locali e dalla descrizione analitica dei sentieri e delle traversate.

Per conoscere meglio la realtà attuale del fiume Aterno e i suoi problemi di natura socio-economica-ambientale è utile consultare il sito web dedicato predisposto dalla Regione Abruzzo (www.commissarioaternopescara.it/). Al fiume è dedicato un bel volume fotografico delle Edizioni Carsa, dal titolo “Pescara, lungo il fiume e sull’acqua”, curato da Roberto Monastero e Giovanni Tavano, che ne documenta in particolare le capacità di recupero ecologico. Da segnalare anche “Fratello fiume: Aterno, il fiume che unisce” di Sandro Cordeschi.

Campi di battaglia

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