Itinerario nella provincia di Trento

Breguzzo. Il Giudizio universale di Adolfo Mattielli

Le tappe dell’itinerario

Il paese di Breguzzo, in provincia di Trento, si trova nelle Valli Giudicarie, all’imbocco della Val Breguzzo, una valle che penetra profondamente nel gruppo montuoso dell'Adamello-Brenta, protetto da un Parco Naturale. La chiesa parrocchiale fu costruita nel 1860 ed è dedicata all’apostolo Sant’Andrea. Nel 1946, in segno di ringraziamento per la fine della guerra, il paese volle affrescare l’interno della chiesa e ne affidò l’incarico ad Adolfo Mattielli, pittore di Soave (1883-1966).


Mattielli dipinse sulla controfacciata un grande Giudizio universale, in piena aderenza alla tradizione iconografica medievale. Il dipinto, limitato solo in parte dal portone della chiesa e da un rosone in alto, è declinato in due parti ben distinte: in alto, al di sopra delle nubi, sono descritti gli avvenimenti celesti; in basso, sulla terra, sono descritti gli eventi successivi alla risurrezione dei morti.

Il Cristo giudice scende dall’empireo in uno sfolgorio di raggi di luce dorata e viene a sedersi sulle nuvole, mentre un vento impetuoso gli agita i capelli e il bianco mantello; scorre con la mano destra il lungo rotolo del libro della vita che descrive le opere buone e quelle cattive compiute dai risorti e con l’indice della mano sinistra indica ai dannati il loro destino. Gli fanno corona tutt’intorno i dodici apostoli, seduti sulle nubi a formare il tribunale celeste. San Pietro stringe in mano le chiavi del regno dei cieli e osserva gli avvenimenti sulla terra. Si riconoscono anche San Paolo, dalla nera barba appuntita, e  il giovane San Giovanni, senza barba. Più in alto due folti gruppi di angeli mostrano ai risorgenti gli strumenti della passione di Gesù e in particolare la croce e la colonna della flagellazione, seguendo il dettato del Vangelo di Matteo (24,30): «Allora apparirà in cielo il segno del figlio dell’uomo». Nel più alto dei cieli compare la figura di Dio Padre, dalla lunga barba bianca, che abbraccia gli eventi indicandoli come segno della sua sapiente volontà.

Al di sotto della fascia nuvolosa possiamo osservare i quattro angeli trombettieri che si lanciano in volo verso i quattro angoli del mondo per suonare la sveglia ai morti e chiamarli al giudizio. In basso vediamo le tombe che si aprono e i morti che riprendono vita, si sollevano e prendono progressivamente coscienza del destino che li riguarda. La gamma degli atteggiamenti e degli stati d’animo è ampia: la sorpresa, la preghiera, la fiducia, il timore, l’angoscia, la fuga precipitosa. La scena più umanamente commuovente è quella dell’anziano religioso con il saio e della giovane donna con la veste candida che gli angeli abbracciano e accompagnano verso la gloria celeste: la bellezza della loro vita e i frutti della loro testimonianza sono simbolizzati nel cesto di fiori e frutti che l’angelo custode porta in dote accompagnando i beati verso il cielo.

Tutt’altra atmosfera regna nel comparto affrescato di fronte. I colori qui si arrossano e scuriscono. Un impetuoso torrente di fuoco taglia trasversalmente il cielo. Nel cielo tempestoso lampi e saette illuminano sinistramente un precipizio fiammeggiante, dal quale si levano dense nubi fuligginose. Il corteo dei dannati corre a perdifiato verso l’orrido baratro dell’Inferno, sospinto da un diavolo alato, munito di un aguzzo forcone. Neanche in questo momento estremo e disperato i dannati riescono a staccarsi dai beni e dai simboli dei vizi che hanno causato la loro perdizione.

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