È un facile percorso ad anello, vario e molto panoramico, nei dintorni di Sulmona. Qui l’8 settembre del 1943 i prigionieri alleati fuggirono dal campo di prigionia di Fonte d’Amore e si dispersero nei paesi alle pendici del monte Morrone, aiutati dalla popolazione locale, in attesa di traversare il fronte. Ne ripercorriamo le tracce, accompagnati anche dai ricordi del poeta latino Publio Ovidio Nasone e di Celestino V, il papa del “gran rifiuto”.

Il tempo di percorrenza è di circa due ore (visite escluse), con un dislivello di 275 metri.

Punto di partenza è l’abbazia di Santo Spirito al Morrone, detta comunemente Badia Morronese. La località Badia (360 m) dista circa 5 km da Sulmona. L’abbazia esprime bene il prestigio e la potenza raggiunti dall’Ordine dei Celestini. Dopo la soppressione degli ordini religiosi, essa fu adibita a carcere e, dopo una lunga fase di ristrutturazione e restauro, è sede del Parco nazionale della Maiella. Lasciata l’auto, si ammirano le possenti mura secentesche e lo svettante campanile. Fatti pochi metri in discesa, si svolta a sinistra e si segue lungamente (1,2 km) la strada per Marane. Subito dopo il bivio per un kartodromo si trova l’ingresso della Scuola di polizia penitenziaria. Il nuovo edificio, operativo dal 1992, sovrasta la vecchia base logistica di Fonte d’Amore. Nell’area è stata conservata una baracca del campo di prigionia, da cui l’8 settembre del 1943 fuggirono i prigionieri delle varie nazionalità alleate. Alla fine del muro di recinzione, un vialetto con l’indicazione “base addestrativa di Fonte d’Amore” consente di dare un’occhiata esterna agli ambienti della base e di sostare davanti al monumento dedicato al capitano pilota Francesco Santoro, “morto tra barbare torture” il 23 ottobre1943, medaglia d’oro al valor militare. Proseguendo sulla strada per Marane, si raggiunge Fonte d’Amore, la fontana celebrata da Ovidio. Un’area di sosta, con panchine all’ombra degli alberi, invita a leggere i versi ovidiani tratti da Tristia (IV,10,3-4) Sulmo mihi patria est, gelidis uberrimus undis milia qui novies distat ab Urbe decem (“La mia patria è Sulmona, ricchissima di gelide acque, che dista nove volte dieci miglia da Roma”) e dagli Amores (II,16,1-2) Pars me Sulmo tenet Paeligni tertia ruris parva sed inriguis ora salubris aquis (“Sono a Sulmona, una delle tre città della campagna peligna; è una piccola località, resa però salubre dalle acque che la irrigano”).

Ripreso il cammino, si costeggia il muro di recinzione della base logistica fino all’altana finale (ore 0,20). Si volta a sinistra su una strada asfaltata in compagnia dei segnali bianco-rossi del Cai di Sulmona. Superato il muro di recinzione della base, si prosegue in salita tra gli ulivi, in direzione delle incombenti pareti rocciose del Morrone. Lasciato l’asfalto si segue una sassosa sterrata fino a un bivio (ore 0,15-0,35). Si lascia a destra il sentiero n. 7 e si continua a sinistra sul sentiero n. 7A (cartello indicatore per il Santuario Ercole Curino). Tra pini e cipressi si traversano le pendici nord-occidentali della montagna con bel panorama sulla conca peligna in direzione dell’eremo. Si raggiunge la recinzione dell’area archeologica (ore 0,15-0.50) e per un cancello aperto si visitano i resti della chiesetta celestiniana e le terrazze del tempio italico-romano con il sacello. Dall’area una stradina in salita porta al belvedere e in breve al piazzale dello Chalet, con posto di ristoro, area picnic e posteggio auto (ore 0,10-1,00). A sinistra del bar, un ripido sentiero, a tratti scalinato e scavato nella roccia, ascende all’eremo di Sant’Onofrio al Morrone a 637 m di quota (ore 0,20-1,20). Restaurato dopo le cannonate dell’ultima guerra, l’eremo conserva ancora l’aspetto arcigno che aveva all’epoca di San Pietro Celestino. Aperto la domenica, l’eremo conserva l’oratorio, diversi affreschi e una serie di celle e locali che hanno ospitato figure isolate di religiosi ed eremiti laici. Un piccolo slargo consente di dominare con lo sguardo tutta la Valle Peligna e di riconoscere i principali gruppi montuosi che la delimitano. Nella piana si distinguono in particolare la città di Sulmona, la base di Fonte d’Amore e la Badia Morronese. A sinistra si osserva Colle Mitra e tutta la cresta di del monte Rotella, la valle del Gizio e il monte Genzana, la valle del Giovenco, la valle dell’Aterno con le gole di San Venanzio. Riscesi al piazzale dello Chalet, si segue ancora in piacevole discesa nel bosco la strada asfaltata che in 1,8 km costeggia un’area giochi, tocca la cappella della Madonna degli Angeli, dedicata ai caduti di guerra e, con un ultimo tratto di rettifilo, torna al punto di partenza, l’ingresso della Badia Morronese (ore 0,40-2,00).

Itinerario

L’anello di Ovidio, Ercole e Pietro Celestino

Ai piedi del Morrone - 1798-99: la battaglia di Roccacasale

Passeggiate alle falde del Morrone

Indice passeggiate

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